I casinò ADM con Postepay rappresentano oggi il segmento più maturo del gioco a distanza italiano, e anche il più frainteso. In otto anni di analisi sui pagamenti iGaming mi sono accorto di una cosa precisa: la maggior parte dei giocatori controlla il bonus, controlla l’RTP, controlla la velocità del prelievo, ma sulla concessione si limita a un’occhiata distratta al footer. Eppure è proprio quel numero a sette cifre, stampato in basso a destra, che separa una piattaforma dove la Postepay arriva al deposito da una in cui finisce in una transazione che il regolatore non vedrà mai.
Settembre 2025 ha cambiato lo scenario. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha assegnato 52 nuove concessioni a 46 operatori, di cui 33 italiani e 13 stranieri, chiudendo una fase normativa rimasta aperta per oltre un decennio. È un dato che ribalta la geografia del mercato, perché non si tratta di un rinnovo: è un nuovo regime, con regole nuove, contributi nuovi, durata nuova. E con conseguenze concrete su quali siti potranno legittimamente accettare la tua carta nel 2026.
In questa guida ti spiego come leggere una concessione ADM, dove trovarne traccia sul sito di un operatore, perché la riforma del D.Lgs. 41/2024 ridisegna il rapporto tra giocatore e concessionario e quali rischi ti porti a casa se decidi di depositare con Postepay su un casinò privo di licenza italiana. Niente liste, niente classifiche — solo il metodo che uso quando devo capire se una piattaforma è davvero in regola.
Da AAMS ad ADM: cosa è cambiato davvero per chi gioca con Postepay
La prima volta che ho ricevuto la nuova documentazione concessoria — fine 2024, una mail inattesa di un concessionario con cui collaboravo — ho dovuto rileggere tre volte il blocco delle firme. Il timbro non diceva più AAMS. Diceva ADM. La sostanza giuridica era la stessa, ma quel cambio di sigla portava dietro una catena di novità che molti operatori avrebbero metabolizzato solo mesi dopo.
AAMS — Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato — è il nome con cui generazioni di giocatori italiani hanno imparato a riconoscere il marchio di legalità. La trasformazione in ADM è avvenuta formalmente nel 2012, quando l’Agenzia delle Dogane ha assorbito le competenze sui giochi, ma per oltre dieci anni il mercato ha continuato a usare entrambe le sigle in modo intercambiabile. Sui siti dei casinò trovavi “licenza AAMS” e “licenza ADM” indifferentemente. Sui forum si parlava di “casinò AAMS” anche quando si descrivevano operatori autorizzati nel 2023. Una sovrapposizione tollerata, finché la riforma del 2024 non ha imposto una pulizia simbolica oltre che giuridica.
Per chi paga con Postepay la differenza è meno astratta di quanto sembri. La carta dialoga con il circuito MasterCard e con i sistemi antifrode del concessionario solo se quest’ultimo è regolarmente iscritto al registro ADM e ha sottoscritto le clausole di sicurezza previste dalla relazione tecnica. In altre parole, un operatore in transizione tra vecchio e nuovo regime — capita ancora — può avere flussi di pagamento con schemi non perfettamente allineati ai nuovi obblighi di tracciabilità.
C’è poi un dettaglio operativo che racconta meglio di mille analisi quanto il regolatore stia stringendo la presa. I controlli ADM sul settore gioco sono passati da 27.280 nel 2023 a 28.031 nel 2024: un incremento contenuto in valore assoluto, ma significativo se considerato che la rete fisica resta il canale più presidiato e che il digitale è entrato nel mirino con verifiche sempre più mirate. Non parliamo di ispezioni a campione casuale: parliamo di controlli orientati sui flussi di pagamento, sui dati di transazione, sull’integrità dei sistemi RNG.
Cosa cambia in pratica, allora, per chi sceglie Postepay come strumento di deposito? Cambia il livello di garanzia retroattiva. Sui siti con concessione ADM aggiornata al regime 2025-2026, ogni operazione di deposito viene tracciata in un sistema certificato che dialoga con la Direzione Giochi dell’Agenzia. Sui siti che invocano una vecchia licenza AAMS o si appoggiano a regolatori extra-UE, quella tracciabilità non esiste — e non esistono nemmeno le tutele che derivano da un canale di reclamo formalizzato in italiano, con un’autorità nazionale alle spalle.
Il passaggio AAMS-ADM, in fondo, non è un cambio di nome. È il segnale che il legislatore italiano ha smesso di considerare il gioco online un settore secondario da regolare con normative ereditate dal mondo fisico. È diventato un comparto autonomo, con una sua giurisprudenza, una sua identità, e — finalmente — un suo registro pubblico aggiornato.
D.Lgs. 41/2024: la cornice normativa che ridisegna le concessioni online
“Nel decreto delegato di riforma del gioco online sono state dettate regole innovative che porteranno sicuramente a una razionalizzazione del settore e al superamento delle criticità che si sono negli anni evidenziate. L’effettuazione della gara e l’assegnazione delle concessioni determinerà la definitiva conclusione del percorso.” Quando Mario Lollobrigida, Direttore Giochi dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha rilasciato questa dichiarazione ad Agimeg, il D.Lgs. 41/2024 era ancora un testo da decifrare. Oggi è il pavimento giuridico su cui poggia ogni casinò italiano legittimo.
Il decreto legislativo numero 41 del 2024 è il frutto della delega contenuta nella legge 111/2023, quella che il Governo ha utilizzato per riordinare l’intera materia fiscale. Il gioco a distanza era un tassello che attendeva da troppo tempo. La precedente disciplina concessoria — basata sulla legge Comunitaria del 2006 e su una serie di proroghe tampone — era arrivata al capolinea: concessioni in regime di prorogatio, contenziosi pendenti, asimmetrie tra operatori storici e new entrant. Il legislatore ha scelto di azzerare e ricominciare.
Le novità che mi tengo sempre a portata di mano quando analizzo un nuovo concessionario sono cinque. Vale la pena enumerarle, perché ciascuna ha un impatto tangibile sull’esperienza del giocatore che paga con Postepay.
La durata della concessione è fissata a nove anni. Per un settore in cui le tecnologie cambiano ogni diciotto mesi, una concessione novennale costringe l’operatore a investire in piattaforme stabili, non in soluzioni provvisorie. Per il giocatore questo significa continuità: la piattaforma su cui apri un conto oggi sarà la stessa fino al 2034, salvo cessioni straordinarie.
Il valore unitario della concessione è di 37.137.464,54 euro, oltre al 3% sui ricavi annuali. È una cifra che racconta da sola la barriera all’ingresso: solo operatori solidi, con un piano industriale verificato, possono assorbire un investimento simile. Non parliamo di startup improvvisate; parliamo di soggetti con cassa, infrastruttura tecnica e capacità di sostenere un canone variabile per quasi un decennio.
La gara è stata bandita con regole di trasparenza inedite. L’ADM ha pubblicato in tempo reale gli aggiudicatari, i punteggi tecnici e i contributi straordinari versati dagli operatori in eccedenza alle 50 concessioni inizialmente previste. Mi è capitato di studiare bandi di settore meno regolato, e la differenza in termini di leggibilità del processo è enorme.
L’obbligo di adesione al Registro Unico Autoesclusi non è una novità ma è stato rafforzato. Ogni concessionario deve verificare in tempo reale, al momento dell’apertura del conto, se l’utente risulta iscritto al RUA. Per chi gioca con Postepay è una garanzia indiretta: il deposito non parte se l’identità collegata alla carta corrisponde a un’autoesclusione attiva.
Infine il regime sanzionatorio. Il decreto prevede revoca della concessione per violazioni gravi sui sistemi di pagamento, sulla protezione dei dati e sull’integrità dei giochi. Le sanzioni pecuniarie sono parametriche al fatturato, non più forfettarie. Il vecchio “paga e continua” non funziona più.
Questo è il tessuto normativo che ti circonda quando depositi cinquanta euro con Postepay Standard sul casinò online. Non lo vedi, ma c’è. E nel 2026, quando si chiuderà la transizione integrale al nuovo regime, sarà l’unico riferimento valido per identificare un operatore davvero italiano.
52 concessioni a 46 operatori: la mappa del nuovo mercato italiano
Settembre 2025, ufficio della Direzione Giochi. La determina che assegna formalmente le nuove concessioni è un documento di poche pagine ma con un allegato che pesa come un atlante geografico. Quando l’ho aperto la prima volta ho passato due ore a confrontarlo con il vecchio elenco AAMS. Il riassunto è breve: il mercato italiano del gioco a distanza esce dalla riforma con una concentrazione netta e un’apertura controllata verso operatori esteri.
I numeri li tengo a mente perché ricorrono in ogni analisi che faccio: 52 concessioni a 46 operatori. La differenza tra i due numeri è il pezzo che la gran parte dei commentatori si è persa nel mese successivo. Sei operatori hanno ottenuto due concessioni ciascuno, una possibilità prevista dal bando per i soggetti con maggiore capacità tecnica e finanziaria. Ed è proprio su queste sei “doppiette” che le due concessioni in eccedenza rispetto al tetto di 50 inizialmente fissato hanno generato un extragettito di 14 milioni di euro, sotto forma di contributo straordinario di 7 milioni per ciascuna concessione aggiuntiva.
La distribuzione geografica racconta una storia interessante. Trentatré operatori sono italiani — gruppi storici della filiera scommesse e gioco fisico che hanno scelto di investire pesantemente nel digitale. Tredici sono stranieri, perlopiù riconducibili a gruppi maltesi, britannici, austriaci e statunitensi. Questo equilibrio non è casuale: il bando ADM ha favorito esplicitamente la presenza di operatori italiani senza precludere l’accesso a soggetti UE/SEE in possesso di requisiti equivalenti.
Per chi gioca con Postepay c’è un elemento da considerare. Tutti i 46 operatori sono tenuti ad accettare almeno un metodo di pagamento riconducibile a un istituto di moneta elettronica italiano. Non c’è un obbligo esplicito su Postepay, ma di fatto — nella declinazione concreta dei contratti di pagamento — Postepay risulta tra i metodi accettati dalla quasi totalità dei concessionari, sia italiani sia stranieri. Le eccezioni sono rare e quasi sempre legate a operatori specializzati in scommesse sportive che privilegiano e-wallet.
Una cosa che mi fa sempre sorridere è quando un giocatore mi chiede “qual è la lista ufficiale?”. La lista esiste, è pubblica, sta sul portale ADM. Ma è organizzata per ragione sociale del concessionario, non per marchio commerciale. Lottomatica è una cosa, Bgame è un’altra, ma dietro ai marchi che vediamo nella pubblicità tv ci sono spesso operatori dalla denominazione legale completamente diversa. Per orientarsi serve un piccolo lavoro di traduzione tra brand e ragione sociale. Su questo punto, ho preparato una guida dedicata alla lista operatori con concessione ADM aggiornata che mappa marchi e ragioni sociali nel modo più chiaro possibile.
Le quote di mercato del 2025-2026, basate sui dati di mercato disponibili, mostrano una concentrazione nella parte alta della distribuzione. Tra i principali operatori figurano Lottomatica con il 12,4% del GGR, Sisal con l’11,9%, PokerStars con il 7,8% e Bgame con il 5,8%. Le altre quote si suddividono in un lungo asse di operatori medio-piccoli, ognuno con un posizionamento di nicchia.
Questa frammentazione ha una conseguenza diretta sul tuo deposito con Postepay. Operatori grandi tendono ad avere processi di pagamento standardizzati, KYC strutturati, tempi di prelievo prevedibili. Operatori più piccoli possono offrire condizioni più aggressive sui bonus, ma con sistemi di pagamento meno collaudati. Non è una regola ferrea, è una correlazione che ho osservato negli anni: la maturità del processo di pagamento spesso segue la maturità dell’operatore stesso.
La mappa che esce dalla riforma 2025-2026 è dunque questa: poche grandi piattaforme con quote di mercato consistenti, una cinquantina di operatori medio-piccoli con concessione regolare, e un’esclusione netta — almeno sulla carta — di tutto ciò che non rientra nelle 52 caselle del registro ADM.
Come verificare una licenza ADM in trenta secondi
Sai qual è il primo errore che fanno nove giocatori su dieci quando vogliono verificare la licenza di un casinò? Si fidano del marchio ADM stampato in fondo alla home page. Quel marchio si copia con un click destro. Posso aprirti il sito di un casinò non autorizzato e farti vedere il logo ADM rifatto in PNG, identico all’originale. La verifica vera richiede mezzo minuto e tre passaggi precisi, ma deve passare per il portale del regolatore, non per il sito dell’operatore.
Apri il browser e digita l’indirizzo ufficiale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. La sezione “Giochi” ospita un elenco pubblico dei concessionari aggiornato dopo ogni determina dirigenziale. Quell’elenco è il documento di riferimento. Tutto ciò che non compare lì, semplicemente non esiste come operatore italiano legale.
Il primo controllo che faccio è sulla ragione sociale. Sul sito del casinò, in fondo alla pagina, cerca la dicitura “Ragione sociale” o l’equivalente nella sezione “Termini e condizioni”. È quasi sempre nascosta in fondo, ma c’è. Prendi quella stringa esatta e confrontala con l’elenco ADM. Se trovi una corrispondenza letterale, sei a metà strada.
Il secondo controllo riguarda il numero di concessione. Ogni concessionario ha un codice univoco a sette cifre. Sul sito di un operatore in regola lo trovi nel footer, accompagnato dalla dicitura “Concessione ADM n. xxxxxxx”. Verifica che il numero corrisponda a quello indicato nel registro pubblico, accanto alla ragione sociale. Se manca o se non combacia, è un campanello d’allarme.
Il terzo controllo è il più ignorato: la data di rilascio. Le nuove concessioni della tornata 2025-2026 hanno date di emissione specifiche, riportate nella determina ADM. Un operatore che oggi presenta una concessione con data 2018 o 2020 sta semplicemente operando in regime di proroga finché non perfeziona la transizione al nuovo regime. Non è automaticamente illegittimo, ma è un dato da chiarire — specie se intende restare operativo oltre la finestra di transizione.
C’è poi un dettaglio tecnico che mi aiuta a smascherare le piattaforme dubbie in pochi secondi. Le piattaforme verificate dall’ADM ospitano il proprio software di gioco su server localizzati in Italia o in UE e dichiarano gli estremi del provider tecnologico nella pagina dedicata. Questa dichiarazione è obbligatoria per i concessionari ADM. Se la pagina “About” del sito è vaga sul fronte tecnologico, se non si capisce chi produce le slot o chi gestisce il live, qualcosa non torna.
Il quarto strumento utile, spesso dimenticato, è la PEC del concessionario. Ogni operatore in regola pubblica un indirizzo di posta certificata per le comunicazioni formali. Quella PEC è elencata nel registro ADM. Verifica che corrisponda. Ti sembrerà eccessivo, ma quando le cose si fanno serie — un prelievo bloccato, una disputa su un bonus — la PEC è il canale che fa la differenza tra “ho un problema” e “ho una controparte legalmente identificata”.
Aggiungo un metodo che uso da anni: incrocia il dato con la verifica dei sistemi di pagamento. Le piattaforme di gioco online e i sistemi di gioco sono soggetti a verifica al 18% annuo dei controlli ADM per ciascun anno della concessione. Questo significa che ogni operatore, statisticamente, riceve almeno un controllo tecnico approfondito ogni cinque-sei anni. Le piattaforme che ricevono controlli regolari mostrano nei certificati pubblicati una catena di audit verificabile. Quelle che non ne hanno, anche se dichiarano una concessione, lasciano una traccia documentale più sottile di quanto dovrebbe.
Trenta secondi per il footer, trenta per l’elenco ADM, trenta per incrociare ragione sociale, numero e data. Un minuto e mezzo del tuo tempo prima di inserire la Postepay è un investimento minimo a fronte del rischio di affidare denaro a un soggetto sconosciuto.
Casinò non AAMS e Postepay: i rischi concreti che molti sottovalutano
Mi è capitato di analizzare il caso di un giocatore che aveva depositato 600 euro con Postepay Evolution su un sito offshore con licenza Curaçao. Il bonus pubblicizzato era spettacolare, il sito sembrava professionale, le slot erano quelle di provider famosi. Dopo tre settimane di gioco vincente, al momento del prelievo, il sito ha sospeso il conto chiedendo verifiche aggiuntive — verifiche che con un concessionario ADM si fanno prima del primo deposito, non dopo le vincite. Esito: comunicazione interrotta dopo quarantacinque giorni, conto chiuso, fondi non recuperati. Storia banale, purtroppo ricorrente.
Il punto cieco è semplice. Quando depositi con Postepay su un casinò non ADM, formalmente stai eseguendo un acquisto di servizi presso un esercente estero. Il sistema di pagamento — Postepay in questo caso — esegue l’ordine perché il merchant è regolarmente registrato presso il proprio circuito di emissione. Ma il regolatore italiano non ha giurisdizione su quel rapporto contrattuale. Se nasce un contenzioso, la legge applicabile è quella indicata nei termini del sito offshore, spesso quella di un’isola caraibica o di una giurisdizione lontana.
I rischi sono tre, e li affronto sempre in questo ordine perché in ordine si materializzano.
Rischio di credito sul prelievo. I siti non AAMS non sono tenuti ad alcun deposito di garanzia presso le autorità italiane. Quando depositi cento euro e li versi nel bankroll, quei fondi entrano in un conto operativo del concessionario estero. Se l’operatore fallisce o sospende l’attività, recuperare il saldo è praticamente impossibile. Sui concessionari ADM esiste invece una garanzia bancaria a tutela dei conti di gioco, vincolata dalla normativa italiana.
Rischio fiscale. Le vincite su casinò ADM sono fiscalmente neutre per il giocatore: l’operatore versa direttamente all’erario la quota dovuta. Su un casinò offshore, in linea teorica, i redditi da gioco potrebbero essere assoggettati a obblighi dichiarativi. La materia è complessa, dipende dall’importo e dalla configurazione specifica, ma il principio resta: depositare con Postepay su un sito non ADM ti espone a un dubbio fiscale che con un operatore italiano non esisterebbe nemmeno.
Rischio di esclusione dagli strumenti di tutela. Il Registro Unico Autoesclusi vale solo per i siti ADM. Se hai attivato un’autoesclusione, il blocco si applica automaticamente a tutti i concessionari italiani — ma non a un sito offshore, che potrebbe accettare il tuo deposito senza saperlo o senza volerlo verificare. Per chi sta attraversando una fase di gioco problematico questa è la differenza tra una rete di protezione e un vuoto normativo.
C’è anche un rischio più operativo, meno discusso: la Postepay stessa può rifiutare la transazione. I sistemi antifrode di Poste Italiane monitorano i schemi di pagamento e segnalano transazioni verso merchant ad alto rischio. Mi è capitato di leggere segnalazioni di Postepay bloccate temporaneamente dopo tentativi di pagamento verso piattaforme di gioco offshore. Sbloccare la carta richiede un contatto con il servizio clienti, una verifica, talvolta una sostituzione fisica. Tempo perso e nervi tesi per un deposito che probabilmente non avresti dovuto provare a fare.
Il promozione dei siti non AAMS gioca su due leve: bonus più aggressivi e tempi di prelievo apparentemente più veloci. La prima leva è reale ma non gratuita — i bonus alti vengono con requisiti di wagering elevati, restrizioni sulle puntate massime e clausole che permettono all’operatore di rifiutare il prelievo con relativa libertà. La seconda è in gran parte un mito, perché un prelievo veloce su una piattaforma non controllata vale poco se la stessa piattaforma può bloccarlo arbitrariamente.
Per chi gioca seriamente con Postepay, la conclusione operativa è netta: la concessione ADM non è un dettaglio burocratico, è il muro portante della relazione di fiducia che dura tra il primo deposito e l’ultimo prelievo.
I controlli ADM sulle piattaforme online: chi guarda, cosa guarda
“Il 2026 sarà l’anno decisivo per il riordino del gioco fisico, un passaggio complesso ma centrale nel più ampio processo di riforma del gioco pubblico.” Quando Mario Lollobrigida ha dichiarato questo a IGE Magazine, parlava del fisico ma il messaggio si applica con altrettanta forza al digitale. Il riordino non è teoria: si traduce in attività ispettiva concreta, su numeri che pochi giocatori conoscono.
I controlli ADM sull’intero settore gioco si sono attestati a 28.031 nel 2024, in aumento rispetto ai 27.280 del 2023. La crescita non è esplosiva, ma la composizione è cambiata: la rete fisica resta il canale più presidiato, mentre la quota di verifiche sul digitale è aumentata in modo selettivo. Per il gioco a distanza, la verifica delle piattaforme online e dei sistemi di gioco è fissata al 18% annuo dei controlli per ciascun anno della concessione. Questo significa che, in linea teorica, ogni concessionario subisce un ciclo di audit completo entro la durata novennale della concessione.
Le verifiche tecniche non sono superficiali. Includono il controllo dei sistemi RNG che generano gli esiti delle slot, l’integrità dei database delle giocate, la conformità ai requisiti di sicurezza per i pagamenti elettronici, l’aderenza ai protocolli antiriciclaggio. Per chi paga con Postepay l’aspetto più interessante riguarda la verifica dei flussi di pagamento: l’ADM ispeziona campioni di transazioni per controllare che il dato comunicato al regolatore corrisponda al dato effettivamente registrato dal payment processor del concessionario.
Quando un controllo identifica un’anomalia significativa, il concessionario riceve una contestazione formale. Le conseguenze variano dalla sanzione pecuniaria alla sospensione dell’attività, fino alla revoca della concessione nei casi più gravi. Nel regime del D.Lgs. 41/2024 il sistema sanzionatorio è stato reso parametrico al fatturato, eliminando la logica forfettaria del passato. Sanzioni pesanti per operatori grandi, sanzioni proporzionate per operatori piccoli — una geometria più equa.
L’ADM coopera anche con altri organismi. La Guardia di Finanza interviene sui casi di evasione fiscale collegati al gioco. La Polizia Postale presidia il fronte cyber, in particolare quando emergono casi di phishing o di siti clonati che impersonano concessionari legittimi. Banca d’Italia monitora la solidità degli istituti di moneta elettronica coinvolti nei pagamenti — e tra questi figura Postepay come principale Istituto di Moneta Elettronica ibrido d’Italia.
Per il giocatore tutto questo è invisibile la maggior parte del tempo. Diventa visibile quando un operatore viene sanzionato, quando un sito sparisce dal registro, quando una piattaforma cambia ragione sociale dopo un contenzioso. Sono eventi rari ma non rarissimi, e la trasparenza con cui l’ADM li comunica nel proprio bollettino è uno dei pochi modi per restare aggiornati sullo stato di salute del proprio operatore.
Concessione, fiducia, scelta: un riepilogo per il giocatore consapevole
Otto anni passati a leggere bandi, determine e relazioni tecniche mi hanno convinto di una cosa semplice: il rapporto tra giocatore e operatore comincia molto prima del primo deposito, e si gioca tutto sulla qualità della concessione che hai dietro. Quel codice a sette cifre nel footer del casinò non è un dettaglio decorativo. È il documento che, in caso di controversia, ti restituisce un’autorità nazionale a cui rivolgerti, un canale formale di reclamo, una giurisdizione amica.
La riforma del D.Lgs. 41/2024 ha alzato la soglia di ingresso per gli operatori e ha aumentato il rigore dei controlli ADM sui flussi di pagamento. Per chi sceglie Postepay come strumento principale, questo si traduce in una garanzia retroattiva: ogni euro depositato passa attraverso un canale tracciato, verificato, ricostruibile a posteriori. È meno emozionante di un bonus al 100%, ma è la base di tutto il resto.
Il mio consiglio operativo è uno solo. Prima del primo deposito, prenditi novanta secondi e fai i tre controlli: ragione sociale sul sito, ragione sociale sul registro ADM, numero di concessione che combaci. Il resto — bonus, RTP, velocità del prelievo — viene dopo, e ha senso valutarlo solo se la base concessoria regge.
Quanto dura una concessione ADM per il gioco a distanza?
Nel regime introdotto dal D.Lgs. 41/2024 la concessione ha durata di 9 anni dalla data di rilascio. Si tratta di una durata significativamente più lunga rispetto al passato e mira a incentivare gli operatori a investire in infrastrutture stabili. Le concessioni assegnate nel 2025 resteranno quindi attive fino al 2034, salvo revoca per gravi inadempienze.
Quanto costa ottenere una concessione ADM nel nuovo regime?
Il valore unitario di ciascuna concessione per il gioco a distanza è fissato a 37.137.464,54 euro, ai quali si aggiunge un canone variabile pari al 3% sui ricavi annuali del concessionario. Per le concessioni in eccedenza al limite delle 50 inizialmente previste è dovuto un contributo straordinario di 7 milioni di euro ciascuna.
Quali operatori sono presenti nell"elenco ADM aggiornato?
L”elenco ufficiale comprende 46 operatori titolari complessivamente di 52 concessioni: 33 sono operatori italiani, 13 sono operatori stranieri con sede o stabile organizzazione in UE/SEE. L”elenco completo, costantemente aggiornato, è pubblicato sul portale istituzionale dell”Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, sezione Giochi.
Cosa succede se gioco su un sito senza concessione ADM con Postepay?
Operativamente la transazione potrebbe anche andare a buon fine, ma il rapporto con l”operatore non è tutelato dalla normativa italiana. Eventuali contenziosi, prelievi bloccati o vincite non corrisposte ricadono in giurisdizioni estere. Inoltre Postepay può rifiutare transazioni verso merchant identificati come ad alto rischio dai sistemi antifrode di Poste Italiane.
Vedi anche: casino postepay — casinò con licenza ADM.
Vedi anche: come verificare la concessione ADM di un sito.
